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Comune di Cercenasco
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Luoghi di Culto
Cercenasco nel secolo X era posseduto dai marchesi di Susa. L'imperatore Ottone III, con diploma del 1001, confermó il possedimento di questo luogo e di quelli di Virle e Vigone al marchese Olderico Manfredo: lo stesso fece l'imperatore Corrado il Salico nel 1026. Anche la potente abbazia di Cavour un anno dopo riceveva dal vescovo di Torino Landolfo un podere nel territorio di questo paese. I conti di Savoia, succeduti ai marchesi di Susa, diedero l'investitura di questo villaggio ai signori di Bemezzo, venuti all'epoca a stabilirsi in Vigone; tra questi fu il celebre cardinale Pietro detto De-Cercinasco.

Un Leonetto De-Bernecio fu il primo che stabilì il feudo di Cercenasco in forma gentilizia (21 agosto del 1220) come testimonia l'atto di prima investitura emesso a Susa nel palazzo del conte di Savoia: pare che Leonetto si offrì spontaneamente a vassallo del conte Tommaso a condizione che fossero concessi i privilegi feudali a lui e a tutti i sui successori. Gli eredi di Leonetto fabbricarono un castello che era considerato a quel tempo come una fortezza di secondo ordine: un doppio muro lo cingeva tutto all'intorno e lo circondavano profondi fossati che, per mezzo di canali, venivano riempiti d'acqua in periodi di guerra. Una elevata torre ne difendeva la porta principale che era munita di ponte levatoio. Un'altra torre sorgeva sulla porta del piccolo recinto, la quale era anche provvista di un ponte mobile. Si vedeva inoltre una torricella a ciascuno dei quattro angoli del castello. Questa fortezza fu soggetta con il tempo a vari dominii. Dal momento che mancava la linea mascolina del feudatario vennero chiamate a succedere alcune donne. Pertanto nel 1482, dopo i primi signori, passó ai marchesi di Saluzzo, quindi nel 1500 ai Valperga, poi nel 1583 ai Della Rovere ed infine nel 1670 ai signori Malabaila di Canale.

Dopo tali mutazioni di dominio, il castello fu distrutto nell'ottobre del 1693 dopo che si fronteggiarono le truppe francesi, comandate dal generale Catinat, e quelle di Vittorio Amedeo II di Savoia. L'esercito francese, disceso attraverso il Colle delle Finestre, passando da Susa, Bussoleno e Avigliana, giunse a Piossasco e si scontró con l'esercito sabaudo nelle campagne fra Airasca, Gerbole di Volvera e Cuniana. Fu uno scontro cruento in cui (come scrive lo stesso Catinat) non si sparó quasi un colpo, ma le truppe si scontrarono corpo a corpo con la baionetta, lasciando sul campo dodicimila morti, dei quali ottomila piemontesi ed alleati. I francesi vincitori sostarono alla Marmaglia per alcuni giorni, poi decisero di marciare verso Saluzzo. Usciti da Airasca i soldati ebbri di vittoria, di sangue e di vino, si scatenarono a distruggere tutto come, d'altra parte, era stato loro ordinato. Il 12 ottobre il Catinat soggiornó nel castello di Scalenghe e il 14 ottobre, dal castello di Pancalieri scrisse al Re Luigi XIV: "l'altro giorno bruciammo Scalenghe e Cercenasco e poiché le mura del castello di questo ultimo paese non crollarono con l'incendio, le abbattemmo con le mine".

Il XVIII secolo trascorse tranquillamente. Anche gli echi della rivoluzione francese non sconvolsero la più o meno regolare vita della comunità. Dopo la parentesi napoleonica nel XIX secolo, anche nel Pinerolese si manifestarono i primi effetti della rivoluzione industriale: in Cercenasco sorse, ad opera del signor Antonio Maria Vassallo, una filatura della seta a cui si lavorava per lo più da giugno a settembre.
CHIESA PARROCCHIALE

Il progetto ed il disegno dell'edificio è dell'ing. Buniva di Pinerolo, mentre la costruzione che ebbe  inizio il 25 settembre del 1753 fu ultimata dopo circa sei anni. Per l'edificazione venne utilizzata la sabbia del torrente  Lemina in quanto, a dire dell' architetto, era la più pulita. Il 10 ottobre 1762 vi fu la consacrazione, ad opera del primo vescovo di Pinerolo Mons. Giovanni Battista d'Orlie. La spesa per l'intera costruzione fu di lire 10.000 e la decorazione interna originaria venne ritoccata ed in parte rifatta nei primi anni '40 ad opera del pittore Pirlato. Sono anche presenti due quadri dell'autore cercenaschese Rino Massa raffiguranti la scena dell'apparizione della Vergine a Fatima ed il Sacro Cuore di Gesù. All'interno è possibile ammirare anche un quadro di San Firmino, patrono di Cercenasco, proveniente dalla antica chiesa parrocchiale abbattuta intorno al 1760.
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SANTUARIO DI SAN FIRMINO

E il santuario dedicato al patrono del paese ed è situato in piena campagna a circa un chilometro dalla chiesa parrocchiale e ha origini molto antiche.
Nell'archivio della Curia di Torino si trova un documento che attesta che già nel 1300 il vescovo aveva nominato un rettore per il santuario. L'edificio venne ampliato due volte. Il primo grande ampliamento risale all'inizio del 1600, quando un cittadino fece dono di un appezzamento di terreno. Nell'ultimo ampliamento furono costruiti ex novo la sacrestia, il piccolo campanile e la facciata con portico. Per intercessione del Santo patrono si narra che, durante la II guerra mondiale, l'unica bomba sganciata su Cercenasco cadde inesplosa proprio ai piedi del santuario.

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CHIESA DI SAN BERNARDINO

La costruzione di questa chiesa, situata di fronte a quella parrocchiale, si deve a Monsignor Francesco Rasino, vescovo di Nizza, nativo di Cercenasco.

L'edificazione terminò nel 1614, ma verso il 1860 subì un radicale restauro, che previde anche una nuova decorazione, ancora visibile all'interno.

Quanto era presente all'esterno non ha retto purtroppo alla aggressione delle Intemperie. Gli scritti riportano che ci fosse riprodotto quanto presente sulla facciata della cappella del SS.Sacramento situata nella Cattedrale di Nizza. La chiesa ha beneficiato di un restauro esterno negli ultimi anni e si sta cercando di reperire i fondi per ulteriori interventi all'interno, ove si può ammirare un quadro I riportante la figura di san Bernardino da Siena, in cui è presente una piccola figura di un castello. E' molto probabile che questa sia la riproduzione della forma dell'antico castello di Cercenasco, di cui purtroppo non è rimasta alcuna traccia.

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CAPPELLA DI SANT'ANNA

All'origine era proprietà dei Signori di Cercenasco che abitavano nel castello. Ne fanno testimonianza i due medaglioni che sono alla base del grande affresco che copre tutta la volta della cappella. L'affresco fu fatto nella seconda metà del 1400 da pittore ignoto che i libri d'arte chiamano "il Maestro di Cercenasco".

La cappella era in origine assai piccola. Nel 1843 fu prolungata con due campate lunghe circa 5 metri ciascuna. Alcuni esperti venuti a visitare la cappella hanno affermato che vi sono altri dipinti dello stesso autore nel basso Piemonte e soprattutto in Francia nei dintorni di Nizza marittima e nella Lingua d'Oca. Pare che l'affresco più pregiato di questo pittore ignoto, sia proprio nella cappella di Sant'Anna, intitolato "Storia di Maria".

Esso copre le quattro vele della volta. Nella prima vela è lo Sposalizio della Vergine. Nella seconda, la scena dell'Annunciazione con dei particolari bellissimi e di grande effetto. Nella terza, la scena della Dornizione, ossia della morte della Madonna circondata dai dodici apostoli.

Nella quarta vela è l'Incoronazione della Vergine da parte di Cristo e del Padre attorniati da stupendi angioletti. Sull'arco che sostiene la volta sono affrescati due rosoni, di cui si è accennato sopra, che raffigurano la faccia di un nobile e di una dama, certamente i Signori del tempo. Nel centro dell'arco un terzo rosone con la faccia del Cristo. Sulla parte esterna dell'arco è affrescata la scena di Gesù Bambino fra i dottori del tempio.

L'arco dell' abside, dalla parte verso la navata, è dipinta con la scena di Gesù che discute con i Dottori nel Tempio. L'affresco è di grandissimo valore artistico però il tempo e l'umidità lo stavano danneggiando.

Nel 1973, con l'aiuto della Sovrintendenza, è stato attuato un primo restauro per togliere il salnitro che lo ricopriva quasi completamente. Il professor Fiume, un restauratore del museo Brera di Milano, ha lavorato oltre un mese per lavarlo e ripulirlo.

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CAPPELLE MINORI

In periferia del Paese, lungo la direttrice Cercenasco - Buriasco, vi si trovano tre chiesette. A parte la cappella della Madonnina, che evidenzia alcun affreschi del pittore Massa Rino, le altre non hanno un particolare valore artistico.
Tuttavia l'affetto che i Cercenaschesi dimostrano tutt'oggi per i Santi cui esse sono dedicate fasi che, in modo  particolare durante l'estate, la gente vi si rechi in massa durante le celebrazioni Eucaristiche.
Negli ultimi anni '90, hanno tutte subito interventi di tinteggiatura grazie anche alla preziosa opera di volontariato di persone appartenenti alle associazioni locali.

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